«M.A.C.A.M.: il museo d’arte contemporanea all’aperto che non ti aspetti»

(Immagine in alto: Ugo Nespolo [senza titolo] – particolare; 1986 (restaurato 2014). Dipinto acrilico, cm 350×250. Maglione, via Cavour)

Il M.A.C.A.M. – museo di arte contemporanea all’aperto di Maglione – a 50 km da Torino, rappresenta un modo alternativo di concepire il museo.

Nei principali musei d’arte europei si sta solitamente in fila all’ingresso prima di poter acquistare il biglietto. Poi si segue il consueto iter sicurezza, depositando bagagli personali in armadietti blindati che si chiudono solo se ci inserisci 1 euro – quindi augurati di avere con te del cambio!

Quando finalmente si può entrare nelle sale dell’esposizione, succede troppo spesso di aspettare nuovamente in fila il proprio turno per poter posare appena pochi secondi lo sguardo sulle opere. Tra il pressing ansiogeno delle persone che ti stanno alle spalle e la confusione di quelle che ti si piazzano davanti – attaccate a non più di dieci centimetri dalla tela e proprio al centro della visuale – godere di un quadro per il tempo che merita è sempre più un impresa ardua ed estenuante !!!

A Maglione, invece, l’esperienza museo è totalmente diversa ed è vissuta nella più totale libertà.

Basta uscire in strada a fare una passeggiata o prendere un caffè per poter osservare opere d’arte firmate da artisti di fama internazionale, in tutta calma e tranquillità, soffermandosi a guardare per tutto il tempo che si desideri e con annessa la possibilità di fumarsi una sigaretta nel mentre!

Semplicemente perché a Maglione le opere d’arte stanno sulle facciate delle case o disseminate tra i viottoli del paese, dove le si nota spuntare come funghi sotto forma di affreschi, installazioni e statue.

Tutt’intorno, in più, se si alza lo sguardo, si può godere dell’opera d’arte più antica: il paesaggio montano.

Maurizio Benatello, Africa; 1990. Ferro, cm 250×200, Maglione, via Cigliano 

PieroDorazio, Adlibitum; 1997. Mosaico, cm 190×350, Maglione, via Castello

      

Giovanni Blanco, Ti osservo e ti disegno; 2004. Affresco, cm 175×275. Maglione, Piazza San Sebastiano

Maglione è un paese museo, come ne esistono altri in Italia, con la differenza che qui le firme più celebri dell’arte contemporanea italiana tra gli anni ’50 e ’90 del Novecento ci sono tutte: Dadamaino, Lucio del Pezzo, Giorgio Griffa, Ugo Nespolo, Luigi Mainolfi, Giò Pomodoro, Maurizio Cattelan e tanti altri – magari meno conosciuti ma ugualmente significativi.

L’idea di far nascere un museo a cielo aperto venne a Maurizio Corgnati, nato a Maglione, vissuto altrove per portare avanti la sua carriera da regista e poi tornato nel suo paese natio. E di questo nido natio, dal 1985 sino alla fine della sua vita, volle farne un posto speciale, cercando di renderlo diverso dal tipico paese poco popolato di montagna – pensare che ad oggi Maglione conta appena 425 abitanti.

Antonio Carena, Fractus; 1988. Acrilici su pietra, cm 280×300. Maglione, Piazza XX Settembre.

Crognati era un appassionato d’arte, un collezionista e un frequentatore di artisti, soprattutto della scena piemontese. Volle creare il M.A.C.AM. non solo per un vezzo personale o per la convinzione che l’arte potesse essere liberamente esposta e alla portata di tutti ma anche – e questo è il motivo che più preferisco – per trasformare e sconfiggere la monotonia costruttiva e architettonica tipica dei piccoli centri semi disabitati, dove tutto resta uguale e fermo nel tempo, sia nel paesaggio che nel modo di essere degli abitanti. Crognati voleva modificare la forma per agire sulla sostanza. Cambiare il paesaggio urbano, quindi, per agire sulla menalità degli abitanti e introdurre all’interno della comunità un dibattito che riguardasse l’arte.

Il M.A.C.A.M. era soprattutto una sfida e un tentativo di piccola rivoluzione, oltre che un modo d’impatto per dare un’educazione artistica e accrescere la sensibilità della cittadinanza. Cose per niente facili da realizzare, soprattutto perché sul lato pratico significava anche convincere gli abitanti a concedere le facciate delle proprie abitazioni affinché il museo potesse realizzarsi.

Domenico Borrelli [senza titolo]; 1987. Acrilico sul muro, cm 220×150. Maglione, Vicolo Don Bertetti

I primi che accettarono di ospitare degli affreschi sulle pareti di proprietà furono infatti esclusivamente degli amici, e quando anche altri proprietari si prestarono all’iniziativa capitò che alcuni di essi minacciarono di ritinteggiare i muri pitturati o affrescati perché non gradivano e non capivano l’opera.                                                                                                                                                        Corgnati riuscì comunque a convincere gli abitanti della bontà dell’iniziativa, che cominciò ad essere effettivamente apprezzata quando le opere diventarono numerose e con esse i curiosi e gli artisti in visita per scoprire il museo.

Questo coraggioso tentativo ha portato il piccolo paese a farsi conoscere e ad attrarre un certo turismo di nicchia: l’iniziativa sarebbe da prendere ad esempio per tanti borghi e paeselli italiani, che magari sono circondati da bellezze naturali ma che al loro interno non hanno molto da offrire se non i più comuni servizi e nulla di esteticamente degno di menzione.

                           (sinistra) Riccardo Campos Mota – “O pneu furou”, 1990; ferro, cm 120×220; Maglione, via Lago. (destra) Pietro Manzo, “Bambini a Maglione”, 2005; affresco, cm400x180; Maglione, Via Cossano

 

Concetto Pozzati, Pane bianco quotidiano: fantasmagoria; 1986. Acrilico e specchio su muro, cm 280X40 Maglione, via Cavour

Dal 1985 ad oggi le opere distribuite in tutto il paese sono circa 166. Scrivere circa è d’obbigo perchè il museo di Maglione è stato pensato come museo leggero e mobile, dove le opere possono anche essere lasciate al loro destino, senza manutenzione, vivere i propri giorni più belli, invecchiare sotto le intemperie e infine scomparire. Per questo motivo di alcune opere realizzate non c’è più traccia.

Gli artisti che si sono prestati, del tutto gratuitamente, a rendere il M.A.C.A.M. quello che ora è, provengono dalle più diverse parti del mondo: dall’Olanda al Brasile, dalla Cina all’Uruguay, dal Giappone alla Scozzia, e poi ancora americani, tedeschi, irlandesi e chiaramente italiani.

Sergio Cascavilla, Wikileaks, Julian Assange, Bradley Manning; 2014. Pellicola polimerica su lamiera sottile, cm 200×150, Piazza Regina Margherita, Maglione

Il M.A.C.A.M. è gestito dall’omonima associazione senza scopo di lucro, e una volta l’anno diventa anche un laboratorio per studenti delle accademie d’arte italiane. Viene infatti organizzato in settembre un laboratorio dove si studia l’affresco, tecnica il cui approfondimento è cosa sempre più rara. Sempre una volta l’anno viene organizzato un periodo di incontro con gli artisti per la creazione di nuove opere o, per chi tra loro voglia, per provvedere alla manutenzione delle opere già realizzate.

L’ingresso al M.AC.A.M. è ovviamente gratuito e si possono anche prenotare delle visite guidate.

Se volete saperne di più vi lascio il link del sito ufficiale M.A.C.A.M. qui sotto:

http://www.macam.org/index.php

Spero questo articolo vi sia piaciuto, fatemelo sapere nei commenti e se siete stati già a Maglione ditemi che impressione avete avuto.

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Al prossimo articolo Screamers !!!

2018-07-13T13:59:16+02:00

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